La sorte di una fotografia
Quando mi ha sorriso, ho perso la speranza, non subito, ma quasi. Riconoscevo quegli occhi, li avevo visti addosso a facce identiche alla sua. Persino le sue labbra piegate all’insù mi erano
familiari, e il tono della voce incrinato e metallico.
L’unica cosa che le mancava era un’etichetta con il codice a barre stampata sulla fronte: in alto il prezzo e sotto le istruzioni per l’uso del corpo. Un corpo abituato a piegare le sue emozioni alla convenienza del momento. Eppure era la mia compagna e non sembrava una donna di facili costumi, ma adesso capivo che lo era. Era leggera, interessata, provocante, senza un vero carattere, senza una vera identità, sempre pronta a concedersi. Quelle labbra piegate all’insù erano siliconate.
Ho ripensato a quando gli amici cercavano di mettermi in guardia sostenendo che non era adatta a me. Come ho potuto essere così cieco? Come ho fatto a non capire che il suo affascinante sorriso era squallido e ipocrita, stampato su un viso d’angelo con il cuore di diavolo. Quello fu l’ultimo sorriso. Ero stato proprio io a dirle, all’inizio del nostro rapporto, che avrebbe dovuto sorridermi sempre. I suoi occhi allora continuavano a incantarmi e a sconvolgere i miei sensi. Occhi truccati, incorniciati da ciglia lunghe e folte. Adesso finalmente riconoscevo di averli già visti su facce di sgualdrine identiche alla sue.
Le avevo fatto una fotografia, di quelle antiche e classiche, come si usava un tempo, a mezzo busto, che la ritraeva con il suo seducente sorriso. La tenevo sempre nel portafoglio e ogni tanto la guardavo beato.
Come medico lavoravo in ospedale e dovevo lasciarla sola tutto il giorno. Mi aveva promesso eterno amore, già, mi assicurava sempre eterno amore e me lo ripeteva in continuazione come le voci degli altoparlanti dei supermercati.
Una volta, mentre stavo raggiungendo a piedi il policlinico, fui aggredito da un rapinatore. Un passante volenteroso mi aiutò a mettere in fuga il malvivente. Lo ringraziai e gli chiesi il nome. Si chiamava Giulio ed era felice d’essermi stato utile. Prima di salutarlo, gli dissi che ero medico, che sarei stato felice di essergli utile in qualunque momento e gli fornii il mio numero telefonico. Poi non pensai più a quell’avventura.
Tempo dopo, ricevetti una telefonata di Giulio che mi diceva che era gravemente ammalato e che aveva bisogno d’essere ricoverato. Lo andai a trovare e lo feci portare nell’ospedale, dove lavoravo, ma aveva un cancro in fase terminale. Giulio mi mostrò, sul cellulare, la fotografia della propria fidanzata e mi pregò d’informarla di tutto. Fui impressionato da quella fotografia perché ritraeva una donna identica alla mia compagna. Domandai l’indirizzo della ragazza e quando udì che corrispondeva a quello di casa mia, pensai d’aver capito male, non dissi nulla, ma ero basito e nauseato. Poi lui entrò in coma e non ne feci più nulla. Quando Giulio chiuse gli occhi per sempre, chiesi alla mia compagna una spiegazione. Mi sorrise impacciata, ma fu l’ultima volta. Persi ogni speranza e la lasciai per sempre.
Un giorno mi telefonò con voce imbarazzata e disse d’essere pentita. Mi chiedeva perdono perché mi aveva tradito in maniera indegna. Sentivo una morsa tremenda al cuore e allo stomaco. Con poche laconiche parole, le dissi che non dovevamo più sentirci e le augurai di essere felice. Capii naturalmente che mi aveva tradito con Giulio. Per me, il dolore e l’amarezza erano enormi.
Molto tempo dopo ricevetti un’altra telefonata della mia ex compagna che mi chiedeva di restituirle la sua famosa fotografia che ancora avevo con me.
Ripensai a Giulio e a come non avesse mai rimosso dal cellulare la sua foto. Provai una rabbia e un disgusto incredibile! Ma superando lo stato di prostrazione in cui ero caduto, pensai di reagire. Mi feci prestare tante vecchie fotografie di amiche e di amiche delle amiche. Impiegai parecchi giorni in questa raccolta. Poi feci un bel pacchetto e lo inviai alla mia ex, accompagnato da queste semplici parole:
Ciao,
non riesco più a ricordarmi il tuo viso. Mi spiace. Ti mando le foto di tutte le mie ex fidanzate e di tutte le mie fiamme. Tu elimina quella che ti appartiene e rimandami indietro le altre.
Stai bene.
Mario, uno dei tuoi mille ex.